Quando gli eredi non si parlano da tempo, la convinzione più diffusa è che “finché non si tocca nulla” nulla accada. In realtà, è esattamente il contrario. La successione si apre comunque, i diritti sorgono comunque e, soprattutto, le condotte, anche quelle apparentemente passive, possono produrre conseguenze giuridiche precise. Chi entra in possesso di un bene ereditario, oppure continua a vivere nell’immobile del defunto, o comunque compie atti giuridicamente apprezzabili, spesso lo fa senza rendersi conto che sta assumendo una posizione che il diritto non considera affatto neutra.
Il tempo, nelle successioni conflittuali, non è mai un alleato. Più gli eredi restano fermi, più la comunione ereditaria si irrigidisce e più diventa complesso ricostruire i confini tra uso legittimo, tolleranza familiare e vera e propria appropriazione. In molti casi il problema esplode anni dopo, quando uno degli eredi decide finalmente di “fare chiarezza” e scopre che quella chiarezza ha già un prezzo: accettazioni tacite maturate senza saperlo e diritti che si sono consolidati proprio grazie al silenzio degli altri.
Non appena si apre la successione, dunque, è conveniente prendere subito una posizione, il che non significa necessariamente accettare l’eredità, ma decidere consapevolmente come muoversi eventualmente anche con l’ausilio di un avvocato.
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